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La Zoom fatigue e le sue conseguenze

2021-04-26 10:36

Anida Hilviu

Zoom fatigue , Telelavoro , Lavoro da remoto , Bilanciamento vita-lavoro, Autismo , Disabilità , Stanchezza , Videoconferenze , Meeting ,

La Zoom fatigue e le sue conseguenze

L'aumento esponenziale di ore trascorse in videoconferenze, riunioni e chiamate virtuali ha indotto gli esperti a esaminare le conseguenze psicologiche.

Da quindici mesi la nostra vita è circondata da piattaforme digitali di vario tipo: Skype, WhatsApp, Zoom e molto altro. Sempre più persone sono perennemente connesse con colleghi, familiari e amici. L'aumento esponenziale di ore trascorse in videoconferenze, riunioni e chiamate virtuali ha indotto gli esperti a esaminare le conseguenze psicologiche. Proprio come il browser Google è diventato sinonimo di qualsiasi motore di ricerca disponibile in rete, il termine "Zoom", zooming è diventato onnipresente e un verbo generico per sostituire la videochiamata.

 

 

Se prima della pandemia il lavoro da casa era più che altro una scelta relativa a coloro che effettivamente avevano un lavoro che poteva essere svolto da remoto, adesso è diventato una vera e propria imposizione per la maggior parte dei dipendenti e liberi professionisti che possono adattare le loro mansioni in modalità telelavoro. Secondo una indagine del sito Consulenti del Lavoro, “i lavoratori dipendenti in Italia potenzialmente occupabili in smart working (tra manager e quadri, professionisti, tecnici e impiegati d’ufficio) sarebbero 8 milioni 359 mila.”

 

L’esplosione senza precedenti delle piattaforme per svolgere riunioni e videoconferenze in risposta alla pandemia “ha involontariamente generato un esperimento sociale non ufficiale, che mostra a livello demografico un fatto generalmente noto: l’interazione virtuale può avere delle conseguenze significative sul cervello”. La spossatezza che si ha con questo fenomeno è stata definita Zoom fatigue

 

 

Ma perché si verifica la Zoom fatigue? 

Perché l’uomo, come sosteneva Aristotele, è un animale sociale, e  può comunicare anche quando non parla. Mentre stiamo sostenendo una conversazione che avviene di persona, il cervello si concentra in buona parte sulle parole pronunciate, ma ricava ulteriori significati anche da altri segnali non verbali: se l’interlocutore ti guarda negli occhi oppure distoglie lo sguardo, se si agita mentre parliamo, oppure se inspira velocemente per intervenire nella conversazione, il tono della voce, la risata isterica, il movimento delle mani sono tutta una serie di strumenti che compongono il cosiddetto linguaggio del corpo e che aiutano a comprendere più facilmente una determinata situazione. Il fatto di dover stare concentrati esclusivamente sulla voce e dover cogliere sempre più informazioni di quante se ne ricevono genera questa stanchezza. 

 

 

Se per alcuni il passaggio alle videochiamate è stato traumatico, per altre persone è stato un toccasana. Tra queste, ci sono le persone che faticano a concentrarsi esclusivamente sul volto e sugli occhi dell’interlocutore. È il caso di alcune persone con funzionamento dello spettro autistico. Le persone con funzionamento dello spettro autistico medio alto hanno trovato in questa modalità una loro dimensione. Tuttavia, altre persone sempre con funzionamento dello spettro autistico potrebbero comunque avere difficoltà nelle videochiamate perché queste possono acuire i fattori di stimolazione sensoriale, come il forte rumore o le luci intense.  Tra queste anche altre persone con disabilità diverse che, non vedendo l'interlocutore e i loro atteggiamenti, si sentono più portate a non essere giudicate e quindi a essere loro stessi durante le riunioni di lavoro. 

Nel loro complesso questi strumenti permettono di mantenere relazioni a lunga distanza, accedere a sessioni di lavoro in remoto e, anche adesso, nonostante la stanchezza mentale che possono causare, promuovere un senso di unione durante la pandemia: si tratta solo di capire come renderli più inclusivi e adatti a tutti. 

 

La Zoom fatigue non è un fattore che riguarda solo il singolo. Il lavoro da remoto non sarà un caso isolato, permarrà anche dopo la pandemia, e questo pone alle aziende e alle organizzazioni l'obiettivo di una riflessione condivisa per poter fornire ai lavoratori un giusto bilanciamento di vita-lavoro, cercando di introdurre delle linee guida per una gestione organizzata dei gruppi di lavoro.

 

 

 

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